Come si svolge la diagnosi di ADHD nell’adulto
Un approccio clinico-scientifico
Negli ultimi anni, l’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) in età adulta è sempre più riconosciuto come una condizione clinica reale e invalidante, con implicazioni significative per la vita personale, lavorativa e sociale. Tuttavia, la diagnosi non è semplice, perché i sintomi sono spesso sottosoglia, mascherati o attribuiti ad altro, come ansia, stress, o tratti di personalità.
Per questo motivo, è fondamentale che il percorso diagnostico sia strutturato, multidimensionale e condotto da professionisti esperti, in linea con quanto raccomandato dal DSM-5, dall’European Network Adult ADHD e dalle più recenti linee guida NICE (UK).
Le 4 fasi del percorso diagnostico
Il percorso diagnostico per l’ADHD in età adulta si compone di più fasi complementari. Nessun test singolo è sufficiente: serve una valutazione integrata.
- Colloquio clinico approfondito
La prima fase consiste in un colloquio psichiatrico o psicologico strutturato, in cui il professionista raccoglie:
- Anamnesi personale e familiare (scuola, lavoro, relazioni, eventuali precedenti clinici);
- La storia dello sviluppo (attenzione, iperattività, impulsività nell’infanzia);
- I sintomi attuali e il loro impatto sul funzionamento quotidiano;
- La presenza di eventuali disturbi in comorbidità (ansia, depressione, uso di sostanze, disturbo borderline di personalità, ecc.).
Nota: secondo il DSM-5, l’esordio deve essere precoce (sintomi presenti prima dei 12 anni), anche se non formalmente diagnosticati all’epoca.
- Somministrazione di test e questionari
Il colloquio è integrato da strumenti psicometrici validati a livello internazionale, tra cui:
- ASRS v1.1 (Adult ADHD Self-Report Scale): screening autovalutativo in 18 item, validato dall’OMS;
- WURS
- DIVA-5 (Diagnostic Interview for ADHD in Adults): intervista clinica semi-strutturata;
- Test standardizzati che indagano la personalità, l’umore e l’ansia
Questi strumenti non danno una diagnosi da soli, ma servono per quantificare e documentare i sintomi nei diversi ambiti di vita.
- Valutazione del funzionamento globale e delle comorbidità
Un’accurata diagnosi di ADHD non può prescindere dall’esclusione differenziale rispetto ad altre condizioni cliniche:
- Disturbi dell’umore (depressione, bipolare);
- Disturbi d’ansia;
- Disturbi dello spettro autistico;
- Dipendenze da sostanze o comportamenti compulsivi;
- Disturbi di personalità.
La presenza di disturbi associati è frequente: in alcuni studi, fino al 70% degli adulti con ADHD presenta almeno una comorbidità psichiatrica (Kooij et al., 2019).
- Restituzione diagnostica e piano di trattamento
La fase finale consiste in un incontro di restituzione, in cui vengono condivisi con la persona:
- I risultati complessivi (clinici e testologici);
- La diagnosi ufficiale (secondo DSM-5, ICD-10/11);
- Le raccomandazioni terapeutiche, che possono includere:
- Farmacoterapia (psico-stimolanti o non stimolanti);
- Psicoterapia (CBT, metacognitiva, psicoeducazione);
- Interventi di coaching e supporto organizzativo.
Viene inoltre consegnata una relazione clinica dettagliata, utile per il medico curante, il lavoro o eventuali agevolazioni universitarie (es. tempo extra, strumenti compensativi).
Conclusioni
La diagnosi di ADHD nell’adulto è un processo rigoroso, multidisciplinare e personalizzato. Non si basa su test rapidi o impressioni superficiali, ma su un’analisi approfondita del funzionamento della persona, del suo passato e della sua quotidianità.
Presso il nostro Centro ADHD Roma, operiamo esclusivamente con pazienti adulti e offriamo percorsi diagnostici scientificamente fondati, in un contesto rispettoso e non giudicante. Se ti riconosci in questi sintomi o vuoi approfondire, contattaci per un primo colloquio.